"AVEVA RAGIONE MARCUSE"
Intervista con Rauti tratta da "Liberal"

Modello americano? Se tutto il mondo si americanizzasse totalmente, scomparirebbe". Pino Rauti, Segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, attacca il suo ragionare dall'argomento ecologico catastrofista. "Ma lo sa quanto consuma
l'americano medio? Consuma 26 volte quanto il suo contemporaneo indiano. Salterebbe qualsiasi equilibrio. La giustizia? Il numero dei detenuti negli States superiore del 400 per cento alla media europea. Per non parlare della sicurezza, a notte di fatto c'è il coprifuoco nelle città americane. Qualsiasi aspetto lei prenda della vita americana lo trova peggiore della nostra".
"Qual'è secondo lei la colpa principale, il peccato originale americano?"
"L'economicismo. Cioè il primato dell'economia su ogni altro aspetto. Si realizzadavvero l'uomo a una dimensione di Marcuse. E' una società rigidamente divisa in tre grandi classi: una classe inferiore, che combatte con un livello di povertà per noi sconosciuto; una classe media che si va sempre più impoverendo; e una classe di veri ricchi che determina nei fatti tutte le scelte di fondo e
le regole del vivere sociale. D'altra parte anche mangiare in America è classista."
"Mangiare?"
"Si. Da noi il costo di un pasto è determinato dal luogo, dalla raffinatezza del servizio, non dal tipo di cibo. In America se non spendi cento dollari mangi cibo chimico, finto. Non esistono trattorie dei camionisti dove si mangia bene, magari sulla tovaglia di carta come da noi. E noti bene, il cibo chimico viene da una standardizzazione quasi mostruosa dei prodotti agricoli. Clonano il grano, il pomodoro e le patate. Tutti uguali, insapori, ridotti di fatto a una sola qualità. E perchè c'è una finanziarizzazione, quella della borsa di Chicago, che ha imposto questo."
"Ma questo fenomeno non riguarda anche noi?"
"Solo in parte. I francesi e la Comunità Europea hanno fatto molto per impedire che gli accordi sul Gatt diventassero lo strumento con cui gli Usa ci imponevano questa standardizzazione. No, direi che in Europa abbiamo conservato parte delle nostre ricchezze e varietà. In Italia un secolo fa si producevano 270 tipi diversi di mele. Oggi siamo ridotti a sette, ma sette non sono poche."
"Mele a parte, non le sembra che la democrazia americana abbia più di una lezione da darci?"
"La democrazia americana è più formale che sostanziale. Non c'è partecipazione di massa al voto. Chi vota è una minoranza che è per di più largamente influenzata dai mass media. Vede, in Italia le televisioni di Berlusconi devono fare i conti con una società che non è così diseguale, frammentata, come quella americana. C'è un sostrato culturale, religioso, storico, che fa da filtro. Negli Usa le differenze etniche e culturali impediscono questa criticità diffusa; il cittadino americano si rivolge ai mass media che gli forniscono i soli criteri utili per decidere. E poi, qual'è la minoranza che vota? Lo stesso 40% della middle upper class che ha già un forte potere economico. Il voto è un rito formale."
"Però ci sono due partiti, si può bocciare uno e premiare l'altro..."
"Francamente a me sembrano variazioni sullo stesso tema. Ai nostri occhi di europei, repubblicani e democratici appaiono molto simili. Tanto che spesso ci si aspetta che gli uni o gli altri prendano una posizione e invece accade il contrario. Quale alternanza è? Su questo dovremmo riflettere."
"Onorevole Rauti, lei come anticomunista non può negare che quel sistema abbia avuto del fascino in Europa perch‚ non ha conosciuto il comunismo..."
"Gli USA come Paese senza comunismo, certo: è qualcosa che ha colpito molti di noi. Ma anche qui, riflettiamo come l'America rappresenti un mondo a sè, che non ha vissuto davvero il Novecento. Non ha avuto il comunismo, ma neanche il socialismo, il fascismo. Nel suo Novecento non c'è niente di tutto quello che mobilitato le grandi masse e le coscienze europee e, a mio parere, non si tratta di una virtù.
Quanto poi all'anticomunismo, si dovrebbe fare una disanima storica approfondita.
"Si spieghi meglio..."
"Se è vero che al suo interno non ha conosciuto un movimento comunista, è altresi vero che ha avuto responsabilità oggettive nell'espansione del comunismo sovietico. Nella logica della guerra fredda, nel mondo diviso in due blocchi, ci sono responsabilità strategiche precise degli USA, che la storia giudicherà. Un esempio per tutti: l'Indocina. Gli Stati Uniti si sostituiscono a un certo punto ai francesi e non sono certo in grado di far meglio. Il Vietnam è una disfatta e aumenta l'influenza sovietica in quell'area per molti anni. E d'altra parte bisognerebbe anche riflettere, oggi che è crollato il sistema comunista, su chi ha impedito davvero che l'Europa diventasse un feudo di Mosca... Penso alla guerra civile spagnola, a Franco e agli stessi fascisti italiani che andarono a combattere in un Paese straniero per fermare quell'espansione. Se l'Europa occidentale non è diventata comunista lo si deve soprattutto a loro piuttosto che agli americani".
"Mi sorprende che un uomo di destra non sia almeno affascinato dal mito della libertà assoluta che è quantomeno all'origine della nazione americana".
"Ammetto che per la destra liberale c'è questo mito americano. Io appartengo ad una destra sociale che è differente anche rispetto a questo ideale di libertà. In che senso? Quella libertà ha un prezzo molto alto. I nostri emigranti - basta visitare il museo di Ellis Island per rendersene conto - hanno compiuto sacrifici inenarrabili perch‚ pochissimi di loro diventassero miliardari. Ne valeva la pena? Penso di no. Come europeista preferisco il capitalismo renano a quello statunitense, preferisco una società con meno miliardari e un maggiore tessuto connettivo, senza grandi dislivelli. In Europa è impossibile che migliaia di dipendenti siano licenziati da un giorno all'altro come è accaduto alla AT & T con una semplice lettera fatta trovare sulla scrivania".
"Onorevole, non salva proprio niente dell'America?"
"Invidio i suoi grandi spazi. Quando si discute all'Ocse o al Parlamento europeo di trasporti, non posso fare a meno di pensare al trasportatore americano che fa correre le sue merci per seimila chilometri senza dazi e frontiere. E rifletto su un'Europa che dovrebbe mettersi al passo, più velocemente. Detto questo, sono convinto che se si facesse un referendum planetario, l'80 per cento degli americani vorrebbe venire a vivere da noi, mentre solo un 20 per cento di europei diventerebbe volentieri americano."
di ALESSANDRO BANFI

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